Tuscany (Fat) Trail

Mi sveglio improvvisamente. Dov’è la bici? Bisogna ripartire!

Mi guardo bene intorno, la bici non c’è e io sono mollemente sdraiato sul mio divano. E’ mercoledì e sono già tre giorni che dopo pranzo cado in catalessi nel più classico dei pisolini pomeridiani.

Sono stanco, ma le gambe funzionano. Anche oggi mi sembra strano non salire in sella. Il lavoro mi è alieno, non riesco a concentrarmi. La mente vaga ancora sui colli toscani, sperduta tra boschi e valli.
Mi sento un po’ perso!

Resto sdraiato sul divano e ripenso a quello che è successo nell’ultima settimana.
Sono stato in Toscana per partecipare al Tuscany Trail, la prima avventura in autonomia per mountain bike d’Italia. Il Tuscany Trail nasce dalla voglia di importare in Italia un concetto di sport
nato oltre Oceano, non si gareggia più contro un avversario ma contro se stessi.
Questa infatti non è una gara ma un’avventura, una sfida per chi si vuole mettere alla prova.
Chi coglierà questa sfida si cimenterà sull’intero tracciato cercando di impiegare il minor tempo possibile.

“Unsupported bicycle adventure” Da soli bisogna gestirsi in completa autonomia, decidere quanti chilometri al giorno fare, se pedalare anche la notte, quando e dove mangiare e quando e dove dormire.
Durante i giorni impiegati per arrivare a destinazione non c’è alcun supporto da parte dell’organizzazione e quindi bisogna risolvere autonomamente ogni inconveniente.
E io ho attraversato tutta la Toscana da nord a sud, il percorso si è rivelato molto più difficile del previsto, in totale 650 km e 11000 metri di dislivello in tre giorni e mezzo. Ho pedalato di giorno, di notte, nel diluvio, nel fango, in montagna e sul mare. Ho pedalato e ho spinto la bici insieme a vecchi e nuovi amici su asfalto, su sentieri, sui sassi e nell’acqua. Ho dormito sotto le stelle nel
sacco a pelo, ho mangiato quello che trovavo lungo la strada e ho bevuto alle fontanelle.
Mi sono fermato a guardare paesaggi e città bellissime, a fotografare e a filmare. Ho scoperto posti che solo in bicicletta si possono vedere. Ho pedalato con molta soddisfazione la mia fat bike, che si è rivelata perfetta per questo tipo di percorso. Ho fatto il bagno nelle piscine naturali termali di Saturnia.
Ho aspettato amici in difficoltà, perche condividere una esperienza come questa è bellissimo.

Ma facciamo un passo indietro. Quando Andrea Borchi (Ligamaister del forum), l’ottimo organizzatore dell’evento, mi ha contattato per una mia eventuale partecipazione, ho pensato che difficilmente avrei trovato il tempo necessario. Poi però ho cominciato a studiarmi il tracciato e il piacere di una nuova sfida ha cominciato ad entrare sempre più in me.
Sono perciò riuscito a trovare i giorni necessari alla trasferta, e nei mesi successivi è stato un piacere partecipare alle tante discussioni, sui forum e su fb, per preparare al meglio l’avventura. In più avevo appena preso una fat bike, una Salsa beargrease, che mi è sembrata da subito la bici ideale per questo tipo di tour.
E anche se molti ancora oggi sono scettici su questa scelta, probabilmente solo per non aver provato la beargrease, dopo la conclusione del tour confermo che questa era la scelta migliore che potessi fare, veramente una bici polivalente adatta a tutti i tipi di terreni incontrati in 650 km.

Nei tre mesi prima dell’evento mi sono allenato piuttosto bene sulle lunghe distanze e sul dislivello, sempre con la fat, e sono arrivato a metà aprile piuttosto in forma. Nelle ultime due settimane riposo con solo qualche breve uscita. Negli ultimi giorni la tensione sale e, da quello che leggo in rete, anche per gli altri partecipanti è cosi. Preparo lo zaino che uso di solito per i giri da tre giorni, è infatti questo il tempo che ho stimato di metterci per fare i 600 km e 8000 metri di dislivello indicati nel sito, e sono pronto a partire per Massa.
Poco prima della partenza mi telefona Nicola, parteciperà anche lui al Tuscany Trail, e mi chiede se possiamo fare il viaggio insieme.
Accetto ben volentieri, lo carico a Verona e in buona compagnia arriviamo verso sera a Massa, dove Andrea ha riservato a tutti i partecipanti una palestra per la notte. Verso le 21, quando tutti sono più o meno arrivati, in 60 occupiamo una pizzeria e facciamo conoscenza, l’ambiente è rilassato e spontaneo, proprio come lo spirito dell’avventura che ci apprestiamo a vivere.
Finalmente conosco di persona tanti nickname con i quali avevo discusso spesso sul forum, e ritrovo vecchi amici come ad esempio il mitico Perse.
Appena rientrati alla palestra, l’organizzatore Andrea mi propone di provare a viaggiare in bikepacking, invece che con lo zaino, e mi da delle borse appena arrivate in
modo che io possa testarle in un giro cosi impegnativo. Quello che avevo portato nello zaino ci sta perfettamente nelle due borse al manubrio e sottosella, perciò accetto volentieri di provare questo nuovo assetto con la schiena libera che mi attira molto. Montiamo le borse, la mia orsetta cosi è proprio un gioiellino, e via a riposare nel sacco a pelo per qualche ora in attesa della partenza.
Sveglia presto, riempio le borse con il sacco a pelo e le ultime cose, tra cui panini, banane e barrette, ho un po’ di peso in più ma oggi cerco di essere indipendente, anche perche è il primo maggio e i negozi sono chiusi, e via alla partenza in centro a Massa. Ultime chiacchiere fra i partecipanti, in tantissimi mi chiedono della mia fat, forse scettici ma molto incuriositi, e io rispondo che sono sempre più convinto della scelta. Ormai sono tre mesi che la uso e so che è scorrevole su asfalto, scattante in salita, morbida su terreno scassato e con tanto grip in salita sconnessa, cioè tutto quello che mi serve. E poi è equipaggiata con i nuovissimi (non ancora in produzione) cerchi Kuroshiro Enso in carbonio, che abbassano il peso sulle masse rotanti e fissano il peso totale della bici a 12 kg, più il bagaglio naturalmente.

Sono le 8.30, oggi il tempo è bello, Andrea ci chiama per una foto di gruppo con tutti i 70 partecipanti e poi via, si parte.
Io ho deciso di realizzare anche un video dell’evento, perciò filmo la partenza, lascio sfilare tutti e poi mi avvio per ultimo. E sono anche contento cosi, visto che per me
sono tre le cose difficili quando si fa un giro lungo di uno o più giorni: sforzarsi di andare piano (specialmente all’inizio, poi in ogni caso ti limita la stanchezza ), bere spesso e mangiare ogni ora!
Solo cosi posso avere la speranza di arrivare in fondo senza crisi varie. Allora comincio a salire al mio passo, recupero gli ultimi, passo avanti cercando di salutare gli amici e quasi in cima alla prima salita raggiungo Nicola.
Passiamo in mezzo alle vecchie cave di marmo e ci gettiamo nella lunga discesa. Adesso la seconda salita, prima asfaltata e poi sterrata con duri strappi.
Qui conosco finalmente di persona Alfà, che mi guida sul famoso sentiero tecnico con tratti a spinta.
Dalle descrizioni, a dire il vero, credevo che fosse molto più corto, invece più si va avanti e più diventa difficile e ripido. Bisogna spingere tanto la bici e anche prenderla in spalla, cosa non agevole in versione bikepacking per il notevole peso, in questi frangenti avrei preferito avere il mio zaino sulle spalle e la bici più leggera. Finalmente arriviamo in cima e in breve al rifugio. Alfà se la prende con calma e si ferma a bere un thè caldo, Nicola è rimasto indietro perché con la fargo è più limitato sul sentiero tecnico e allora mi butto da solo sulla seconda discesa. A metà mi fermo a mangiare e a fare un paio di riprese e arrivo poi in fondo. Abbiamo già fatto più di 2000 metri di dislivello e sulla carta rimane ancora una salita e una discesa. Ma prima un lunghissimo tratto in saliscendi asfaltato che non finisce più. Ad un certo punto mi raggiunge un gruppetto di bikers con Ausilia Vistarini in testa, credevo fosse già lontana invece si era fermata a mangiare al rifugio. Mi aggrego e sfrutto un po’ la scia. Ad un certo punto il gruppo si rompe, io seguo i primi due bikers, anche troppo veloci per i miei gusti. Qui compio l’unico (per fortuna) ma doppio errore di questo tour, non mi accorgo che sto tirando un po’ troppo e inoltre passo l’ultimo paese con un bar aperto. Mi sarei dovuto fermare a mangiare qualcosa con calma, ma per non perdere il “treno” non mi fermo e alla fine mi lascio anche scappare i due bikers. Mangio qualche riserva e continuo da solo un po’ più lento.
Mi raggiunge ancora Ausilia e facciamo una quindicina di km insieme. Anche lei tira niente male!
Arriviamo all’inizio della salita, saliamo ancora un po’ insieme, poi comincio ad accusare fame e stanchezza. Ma come, ormai ho una certa esperienza e ancora mi faccio prendere dalle crisi di fame?
Mi fermo, mangio, riposo un po’ e provo a continuare. Comincia anche a piovere. Sto andando molto lento e sono piuttosto sfiduciato! Mi passano tre bikers che mi riconoscono e mi salutano, ma io continuo piano. La salita è ripida. Piove. Il morale è sotto i tacchi. In più questa non è una salita, ma un continuo saliscendi che spezza il ritmo. Mi fermo ancora, riposo un po’, mangio e poi mi ricordo della pillola “magica” che mi porto sempre dietro da usare nei momenti di crisi. La mitica enervit gt sport che mi ha già salvato più volte. La mastico avidamente, bevo e riparto. Ecco che un po’ alla volta le energie tornano, intanto mi raggiunge Nicola e continuiamo insieme.
Sali e scendi, sali e scendi, raggiungiamo Giovanni e la fortissima Samanta che si è fatta più di 3000 m/d senza battere ciglio.

Continua a piovere e ormai sta calando la sera. Sono le 20 ma nel bosco è già buio. Accendiamo le luci e continuiamo tutti insieme. Alla fine di ogni salita speriamo nella
discesa finale, invece ci si presentano km di single trail stretti ed esposti, piuttosto flow ma da stare attenti per chi non ci è abituato. Io passo via veloce per primo e ogni tanto mi fermo ad aspettare gli altri, del resto ormai è già buio ed è più sicuro stare insieme. Finalmente, sono ormai passate le 21 e sono più di 12 ore che pedaliamo, comincia quella che sembra essere la discesa buona, ma col buio non abbiamo sott’occhio il gps e dopo un po’ ci accorgiamo di avere perso la traccia. Forza e coraggio, torniamo indietro in salita e alla fine troviamo la strada giusta, che infinitamente lunga ci porta fino a Montemurlo. Arriviamo in paese alle 22 completamente infangati, oltre che stanchi.
Io e Nicola ci fermiamo al primo bar, chiediamo se ci fanno entrare in quelle condizioni, e il gestore di buona volontà ci prepara una pila di pizze al taglio e due the caldi per rimetterci a posto lo stomaco.
Ha smesso di piovere, ci possiamo togliere le giacche e i pantaloni da pioggia, la pancia è piena, ci siamo riposati, abbiamo lasciato alle nostre spalle gli appennini con 3500 metri di dislivello e possiamo ripartire nella notte rinfrancati. Via verso Firenze!

Raggiungiamo Prato e la sua bellissima ciclabile lungo il fiume, poi nella campagna arriviamo a Signa e ancora prendiamo la bella ciclabile lungo l’Arno fino a Firenze. Pedaliamo piuttosto veloci, quasi come se fossimo appena partiti e dimenticandoci di tutto il dislivello fatto. Un po’ alla volta la ciclabile si addentra nel centro di Firenze, poi lasciamo l’Arno e …comincia lo spettacolo! Piazza del Duomo, piazza della Signoria, Ponte Vecchio! Firenze la conoscono praticamente tutti, ma una Firenze cosi, alle 2 di notte, illuminata e completamente vuota non l’avevo mai vista! Addirittura non riusciamo neanche a prenderci un caffè perché gli ultimi bar in centro stanno chiudendo.
Qualche foto e qualche ripresa, riempiamo le borracce alla fontanella di ponte Vecchio e poi saliamo a vedere il panorama da piazzale Michelangelo. Anche qui altro spettacolo notturno, mangiamo qualcosa e siamo cosi contenti di avere raggiunto Firenze che decidiamo di proseguire.
Anche perché nonostante foto e fermate varie abbiamo passato la città molto in fretta, pensiamo a chi invece dovrà passarla di giorno, con i pedoni in centro e il traffico in periferia, quanto tempo ci metterà. Usciamo allora alle 2.30 dalla città ormai addormentata e, dopo Certosa, ci attende subito una bella scalata verso il primo paesino. Però nella notte e senza traffico si pedala benissimo e continuiamo. Prima di Cerbaia però un segno premonitore. Mi fermo per aspettare Nicola, ma non arriva. Aspetto ancora, strano, era quasi dietro di me, dove sarà finito? Eccolo finalmente arriva, si tocca una spalla. Mi dice che ha avuto un colpo di sonno ed è finito nel fosso di lato alla strada, per fortuna senza conseguenze se non una piccola strisciata alla bici! In effetti sono le 4 del mattino, siamo in sella ormai quasi da 20 ore, abbiamo fatto 220 km e 4000 metri di dislivello, forse sarebbe anche il momento di riposare un po’, prima di rischiare ancora! Arriviamo a Montagnana, prima di partire avevo deciso di fermarmi proprio qui, sono in ritardo di 4 ore sulla mia tabella di marcia, ma il dislivello doveva essere sui 3400, non 4000!

Comincio ad essere stanco, trovo allora una panchina della fermata dell’autobus ai margini del paese, per fortuna coperta perche sta ricominciando a piovere e mi fermo. Nicola invece preferisce continuare, dopo quello che è successo mi sembra strano, ma ci salutiamo dandoci appuntamento al più tardi all’arrivo al camping di Capalbio. Fra un’ora e mezzo arriverà già l’alba, ma anche un paio di ore di sonno sono meglio che niente. Tiro fuori dalla borsa il materassino gonfiabile, il sacco piuma, tolgo finalmente le scarpe e in un attimo sono fra le braccia di Morfeo.

Maurizio Deflorian aka Nonnocarb

Author: Matteo Brichese

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